Il baco da seta
Nella Vallagarina la gelsi-bachicoltura iniziò il suo ciclo nel XV secolo, presumibilmente per l’influsso della Repubblica di Venezia, e si protrasse fino al 1960 circa seguendo una ritualità che si modificò assai poco nel corso dei secoli; anche i feudi di Castelnuovo e di Castellano furono interessati a questa nuova attività tanto che nel 1625 l’Arcivescovo Paride Lodron promosse l’insediamento a Nogaredo di un filatoio per la seta. Tutto aveva inizio a primavera inoltrata, al risveglio della natura, con i gelsi (i moreri) che germogliavano e cominciavano a produrre il fogliame con cui i bachi sarebbero stati nutriti.
Verso la fine di aprile, quando il tiepido vento primaverile frusciava tra le foglie delle piante, i contadini provvedevano all’acquisto presso le ditte bacologiche del seme che veniva incubato di giorno in un letto o in un ambiente riscaldato e di notte dal calore umano. Le uova dischiuse venivano ricoperte con garza a maglia larga o apposita carta forata e all’apparire delle prime nascite si riportavano piccole quantità di foglie di gelso trinciate finemente. Per i contadini quel periodo di lavoro era intenso: infatti, da un’oncia di seme (circa 30 grammi) si potevano ottenere fino ad 80 Kg di bozzoli con un consumo da 800 a 1200 Kg di foglia e con uno spazio impiegato che raggiungeva gli 80 metri quadrati.
Le cinque età di crescita del baco erano intervallate da quattro mute della durata di circa un giorno durante il quale l’insetto perdeva la propria cuticola; anche queste fasi erano per me fonte di stupore nell’osservare come la natura scandisse con precisione e meticolosità la crescita di ogni essere vivente. L’ultima età, la quinta, era poi un momento di estremo coinvolgimento perché si potevano vedere questi candidi animali ormai adulti mangiare incessantemente con un rosicchio quasi musicale e persistente e con una furiosa cadenza che impegnava il contadino a fornire foglia intera a ritmo continuo per circa quattro giorni.
Il ciclo si chiudeva nel momento in cui i bachi erano pronti per “salire il bosco” ossia per arrampicarsi su rami secchi appositamente collocati per consentir loro di dare inizio alla produzione dei bozzoli (le galete).






