“Macchina da Bater”

di inizio ‘900 proveniente dal vicentino

“machina da bater” (trebbiatrice) fu utilizzata a Castellano dal 1935 circa, fino al 1958. Veniva collocata in questa piazza detta “al Barc”allora più estesa; strada e attuali giardini erano un unico luogo. L’ultima “machina da bater” posizionata qui fu quella della S.A.V. (Società Agricoltori Vallagarina) che a turno serviva i vari paesi della valle. A Castellano si fermava per diversi giorni.

In paese si producevano fino a 1000 quintali di frumento. Dopo la 2° Guerra Mondiale la produzione andò scemando sempre più fino a sparire verso il 1960.

Alla “machina da bater” vi lavorano più persone, in alto si introduceva il frumento essiccato, dalle aperture in basso uscivano i chicchi di grano puliti (ventilati e setacciati) e la paglia da legare in balle. Il tutto era mosso da una trattrice per mezzo di lunghe e pericolose cinghie piane in cuoio.

In paese antecedentemente alla “machina da bater” dagli inizi “900 agli anni “30, un contadino el Lino Manica – Bortolin possedeva un macchinario mosso inizialmente a forza di braccia e successivamente da un motore elettrico (l’elettricità a Castellano dal 1922) e con questa prestava opera in paese.

Prima ancora si usava “el zerciar” (correggiato): un manico in legno di circa 1,5 metri a cui era unito per mezzo di uno snodo in cuoio un legno cilindrico di circa 6 – 9 cm e lungo 60 – 80 cm che fungeva da massa battente. Sulle “ere”(aia coperta) si metteva il frumento essiccato, roteando “el zerciar” lo si batteva ripetutamente distaccandone così i grani da (qui “machina da bater”) tolta la paglia, rimanevano a terra le granaglie che venivano pulite con “el draz”(setaccio) buttandole in aria, all’aperto nei giorni ventosi. L’aria portava via la pula (parti volatili) e nel setaccio ricadevano le granaglie. Vibrando energicamente “el draz” si puliva ulteriormente il grano. Con la “machina da bater”si svolgevano tutte queste operazioni.

Il grano insaccato era poi portato a “masnar” (macinare) nei vari mulini del fondovalle. Ultimo mulino del paese fu quello di “Cavazim” abbandonato definitivamente nel 1929-30. In loco esistevano altri tre mulini a “le Val” sotto “Marcojano” dismessi tra il 1850 ed inizi ‘900.

 

Intervista di F. Graziola a Vigilio Pederzini (classe 1910) nel 2003