LA NOSTRA MONTAGNA

La montagna per i nostri nonni era molto importante. Da essa ricavavano: il fieno per sfamare il bestiame nel periodo invernale, il legname per il commercio con il fondovalle, la legna per riscaldarsi, per cucinare il cibo che riuscivano a procurarsi e per cuocere la calce nelle “calchère”.

 

ARTICOLO COMPLETO SUL GIORNALINO EL PAES DE CASTELAM N°4  (pag. 19)


PREMIO DATTINI - ASSISI 2010

Notevole soddisfazione non disgiunta da una vena di orgoglio, l’abbiamo colta risultando vincitori nell’edizione 2010 del “Premio nazionale Francesco Dattini” tenutosi ad Assisi, cui hanno partecipato tutte le Pro Loco Trentine.

La sola motivazione del premio, che qui cito, ci ha ripagato del lavoro del primo decennio: «Fra foto, storielle, presentazione e cognomi si snoda una storia di quasi 800 anni dove il piccolo diventa grande e pare di vedere, leggere e sentire una filastrocca scandita da quella frase che scritta sul libro dei visitatori recita “la cultura di un popolo si vede dai rapporti che ha con il proprio passato” e questi quaderni raccontano il quotidiano che si fa storia

PREMIO “DATTINI” ALLA PRO LOCO DI CASTELLANO- CEI. Sezione culturale don Zanolli
il Giornale dell’Umbria
Martedì 05 Ottobre 2010 13:54
La manifestazione è stata organizzata dal comitato assisano dell’Unione delle Pro loco ASSISI – La Pro loco di Castellano-Cei (Trento) Sezione culturale don Zanolli è la vincitrice della quarta edizione del Premio “Francesco Dattini” che si è svolto a Capodacqua di Assisi.

Hanno ritirato il premio, una riproduzione (ricamo) della pittura di Giotto “Il miracolo della sorgente” realizzata dall’Accademia Punto Assisi, Gianluca Pederzini, Sandro Tonolli e Francesco Graziola insieme ad Armando Pederzolli presidente della Federazione Trentina Pro loco e Consorzi, consegnata dalla famiglia Dattini. Menzione d’onore per i secondi classificati: la Pro loco di Carisolo e il Consorzio Val di Non. Si sono aggiudicate la seconda posizione ex quo le Pro loco di Caoria (Vanoi), di Darzo, di Faedo, di Terres e del Casale. I lavori inviati erano tutti unici nel loro genere, testimoni della creatività e dell’impegno delle associazioni coinvolte.


VOLTI DI CASTELLANO NEL 1944

Mostra “Volti di Castellano nel 1944”

La mostra che quest’anno abbiamo approntato, (anno 2014) è conseguenza di un’inaspettata visita di Alvise Longo che ci ha donato una serie di istantanee scattate nel lontano 1944 da suo padre Teo, fotografo dilettante di Rovereto ed allora proprio dimorante nel nostro paese.

Teo Longo, titolare dell’omonima tipografia di Rovereto, si trovava già dal famoso 8 settembre 1943 sfollato a Castellano, ospite con la propria famiglia presso l’abitazione dello zio Giuliano e della zia Irma, maestra del paese. Non traspare, dall’abbigliamento di protagonisti e dalla loro espressione in volto nella molteplice parte dei casi, certamente un agio economico.

Erano tempi grami, sul territorio italiano imperversava ancora il duro confronto bellico degli alleati contro tedeschi e repubblichini, la guerra sarebbe durata ancora un anno, gli uomini validi di Castellano erano prigionieri di guerra in Germania o arruolati in forma più o meno coatta da parte dell’autorità di occupazione tedesca nella Flach, nella Todt o nel Corpo di Sicurezza Trentino; la forza lavoro era quindi esigua e delegata ad anziani e donne, insomma l’economia era in sofferenza.

L’impressione che si coglie infatti anche da una prima visione delle istantanee è, salvo qualche eccezione, proprio quella di una diffusa malinconia, di un incombente disagio fisico, di un’alimentazione inadeguata, di una povertà nel vestiario, il tutto condito da impotente rassegnazione.

Non appare in ogni caso imbarazzo di fronte all’obbiettivo, tutti i personaggi sono molto fotogenici e le loro espressioni connotate da un’inconsapevole serenità interiore e da una dignità non scalfita dalle condizioni economiche in cui erano costretti.

E’ insomma uno spaccato del tempo in cui la moda non condizionava certo la vita, in cui non imperava l’esasperata esposizione mediatica, spesso intellettualmente volgare, dei giorni nostri e che possiamo osservare ad esempio sulle piattaforme in internet.

Osserviamo pertanto queste foto con l’animo disposto a coglierne i dettagli esistenziali da cui si evincono in alcuni casi la fatica della quotidianità, l’umana sofferenza, la profonda tristezza e in altri anche la speranza nel futuro come le immagini di alcune donne dimostrano; i volti di queste ultime sembrano anelare un divenire migliore, con quella determinazione che il genere femminile ha probabilmente impressa nella propria natura in quanto Creatore dell’umana specie!

ARTICOLO COMPLETO SUL GIORNALINO EL PAES DE CASTELAM N°15  (pag. 10)

Link: https://donzanolli.it/wp-content/uploads/2024/08/El-paes-15.pdf

Per ulteriori informazioni sulle persone in fotografia visitare la mostra allestita nella nostra sede.


PUBBLICAZIONI

Diversi studenti hanno trovato supporto

per scrivere tesi o fare ricerche attraverso

il Laboratorio di Ricerca storica don Zanolli.

Studio del territorio Castellano

a cura di Emma Maraner

Tesi di Ivan Benedetti da Brentonico sulla struttura agricola di Marcojano. 374 pag.

Consultabile nella nostra sede.

Storia dell'emigrazione della famiglia Graziola da Castellano al Brasile nel 1876

a cura di Josè Francisco Graziola (Brasile) e Francesco Graziola.

 

Francesco Graziola - Landesschützen caduto sul fronte italiano (Carso 1915)

a cura di Francesco Graziola.

Diario e memorie di Guido Piffer

a cura di Guido Piffer (nipote) e Claudio Tonolli.

Cesare Graziola eroe della Grande Guerra (ferito nei campi galiziani,

morto nell'ospedale di Poszony sul Danubio e seppellito nel cimitero di quella città)

a cura di Francesco Graziola.

Memorie e lettere dal diario militare e di guerra

di BATTISTI GIUSEPPE. 

a cura di Claudio Tonolli (nipote)

 

Dallo Stivo ai Balcani - Valerio Graziola

 

EL PAES DE CASTELAM EN COSINA

Castellano storie di terra e sapori  (Le ricette dei nostri nonni)

a cura di Andrea Miorandi

Disponibile in sede a offerta.


PRIGIONIERI SERBI A CASTELLANO

Da un toponimo misterioso a un intreccio di storie che va dal Trentino fino ai Balcani: Il Laboratorio di Ricerca Storica riporta alla luce la storia dei prigionieri serbi della 1a Guerra Mondiale

Cosa racchiude il nome di una località?

Raramente conosciamo la storia che ci sta dietro. Per farlo dobbiamo cercare e raccogliere le tracce nei libri, sul territorio o nei ricordi delle persone. Questo ha fatto il Laboratorio di Ricerca Storica Don Zanolli di Castellano, partito dalla curiosità per due toponimi presenti a Castellano, il “Senter dei serbi” e località “Zimitèri dei serbi” presso passo Bordala e hanno cercato le risposte.

A Castellano Cei durante la Prima Guerra Mondiale, nel 1916,  erano presenti circa 500 prigionieri dell’esercito serbo, impiegati per lo più nella costruzione delle strade e di supporto all’approvvigionamento. Erano tenuti presso il Castello di Castellano, altri presso la scuola: stenti, fame e soprusi portarono molti di loro alla morte, come testimoniano le tombe di prigionieri serbi ancora conservate nel cimitero del paese. Nei ricordi di chi ha sentito raccontare queste vicende dai nonni o dai genitori, non sono rimasti tanto i nomi e i volti dei prigionieri serbi, quanto i piccoli gesti del loro rapporto con i paesani.

All’inizio timori e pregiudizi ma successivamente tanti slanci di umanità, condividendo il poco che avevano, cibo o vestiti che fossero.

Le ricerche del Laboratorio di Ricerca Storica Don Zanolli hanno dato i loro frutti nel 2022 nella manifestazione Dai Balcani al Trentino. In quell’occasione è stata inaugurata un’esposizione con alcune tracce della vita dei prigionieri serbi, le loro fotografie, i poveri oggetti nelle loro borse. I luoghi che hanno visto la presenza di questi prigionieri sono stati rivissuti con alcuni gesti fortemente simbolici, con la deposizione di un cippo al Cimitero presso il passo Bordala e la posa di una targa commemorativa alla Cappella dei Caduti di Castellano.

Nel 2023 il progetto ha avuto una cassa di risonanza ancora maggiore, ampliando il suo raggio d’azione al di fuori di Castellano. A fine aprile 2023 la mostra dedicata ai prigionieri serbi è stata  portata a Trieste, nelle sale espositive del Tempio serbo-ortodosso alla presenza di numerose autorità civili e religiose e successivamente a Belgrado. Una storia affascinante e quasi dimenticata, che dopo tanti anni sopravviveva solo nei due toponimi che hanno fatto scattare la scintilla ai volontari del Laboratorio. Grazie a questo lavoro, il ricordo di tante persone è stato riportato alla luce, dando dignità e memoria alle vite di tanti uomini.

Il valore di questo grande sforzo però ricade anche nel presente: ha infatti posto le basi per un rapporto di stima e collaborazione con le autorità serbe, che hanno raccolto con commozione e apprezzamento quanto fatto.

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ARTICOLO SU L’ADIGETTO:

https://www.ladigetto.it/rubriche/una-finestra-su-rovereto/125282-civili-soldati-e-prigionieri.html

ARTICOLI COMPLETI SUI GIORNALINI EL PAES DE CASTELAM N°23 e 24  (pag. giornalini)

link: https://donzanolli.it/wp-content/uploads/2024/08/El-paes-23.pdf

Prigionieri serbi morti a Castellano e sepolti nel cimitero del paese (Registro dei Morti della Parrocchia)

 

Video inaugurazione della mostra “DAI BALCANI AL TRENTINO” presso il Tempio Serbo-ortodosso della Santissima Trinità di San Spiridione a Trieste


AEREO CADUTO A CASTELLANO NEL 1944

L’11 novembre del 1944 un bombardiere americano impegnato sui nostri cieli precipitò, con i sei occupanti, vicino alle case di Castellano. Il paese si salvò grazie al pilota che evitò le case. Fu un episodio che scosse molto la comunità. Cinque avieri morirono nell’impatto, uno si lanciò con il paracadute ma non ebbe maggiore fortuna. A settanta anni da quel fatto la comunità di Castellano ha voluto ricordare gli avieri americani e il loro sacrificio. Alla cerimonia, con il sindaco di Villa Lagarina Romina Baroni e il vice presidente della Provincia autonoma di Trento Alessandro Olivi, tante autorità civili e militari e molte persone. Era presente anche il console degli Stati Uniti in Italia Robert Miller. A sancire l’amicizia con Castellano e’ stata consegnata al sindaco una bandiera americana. Oltre ad alcuni ufficiali dell’aviazione statunitense, di stanza ad Aviano, c’era anche John Seddon, figlio di uno degli aviatori caduti a Castellano. L’alzabandiera, la deposizione di una corona e la scoperta di una stele sono stati i momenti più formali che hanno lasciato posto anche all’emozione.

agosto 2014

www.facebook.com/AmericanHeroesCastellano

**11 novembre 1944** **428° Riassunto della missione** Buona concentrazione sul ponte. Entrambi gli accessi si ritiene siano stati colpiti e possibili colpi diretti sul centro del ponte. La prima formazione non ha sganciato a causa dei danni provocati dalla contraerea alla parte anteriore dell’aereo guida. Contraerea intensa, pesante e precisa durante la corsa di bombardamento, che è durata fino al rilascio delle bombe. Un aereo è stato perso sul bersaglio a causa della contraerea; l’aereo è stato colpito al motore sinistro. È stato visto del fumo mentre l’aereo si è tuffato in picchiata e si è schiantato, esplodendo all’impatto. Non sono stati visti paracaduti. Contraerea moderata, intensa, pesante e precisa da Verona fino ad Ala lungo la ferrovia, Folgaria; Valli del Pas; e Peacheria. Nove aerei sono stati danneggiati; un membro dell’equipaggio è stato ferito. Da 15 a 20 aerei nemici, probabilmente ME 109, hanno seguito la formazione da Cremona al Lago di Garda. Non sono stati effettuati attacchi. Aerei di colore scuro, con eliche rosse; un equipaggio riferisce di aver osservato con certezza i contrassegni tedeschi su diversi velivoli.

EMAIL DELLA FIGLIA DEL COPILOTA Samuel Cain

(Settembre 2024)

Dear Claudio,
It is so good to hear from you, and thank you for sending the picture of my father, Samuel P. Cain.
My husband and I have talked many times about making the trip to Castellano and seeing the memorial placed in honor of my father and his crewmen on the plane. However, I am afraid that age has caught up with us, and we probably will not be able to travel there. My son, Samuel Cain Burch, is very interested  in traveling to Castellano and meeting you upon the visit. We will keep you advised of this. Again, thank you for your email and picture of my father and for your interest in the event of the fateful plane crash.
Sincerely,
Devereux Cain Burch

TRADUZIONE:

caro Claudio

È così bello sentirti e grazie per aver inviato la foto di mio padre, Samuel P.Cain. Mio marito ed io abbiamo parlato molte volte di fare il viaggio a Castellano e di vedere il memoriale posto in onore di mio padre e del suo equipaggio sull’aereo. Tuttavia, temo che l’età ci abbia raggiunto e probabilmente non saremo in grado di viaggiare lì. Mio figlio, Samuel Cain Burch, è molto interessato a viaggiare a Castellano e ad incontrarti durante la visita. Vi terremo informati di questo.  Ancora una volta, grazie per la tua email e la foto di mio padre e per il tuo interesse nell’evento del fatidico incidente aereo.

Sinceramente,

Devereux Cain Burch

Scritto della nipote di John Cocker Seddon nel 2019 dopo la visita a Castellano. (traduzione in italiano)

Così, oggi ho sentito qualcosa su uno dei telegiornali mattutini che mi ha colpito molto. Praticamente hanno detto che mentre la maggior parte delle persone vede il fine settimana del Memorial Day come un lungo fine settimana per andare in spiaggia, la verità e il significato della vacanza sono sepolti sotto tutta quella sabbia. Il fine settimana del Memorial Day è un ricordo così sommo e sobrio dei tanti uomini (più giovani) che hanno dato la vita per il nostro paese e la nostra libertà. Molte volte dimentico la storia dietro la morte di mio nonno paterno  LT. John C. Seddon che era un bombardiere dell’United States Air Force. La sua giovane vita gioca come un romanzo di Nicholas Sparks. Leggere le sue scartoffie militari e la storia è sicuramente un strappalacrime! Da giovane (solo 25 anni) era lontano dal suo figlio Jack (mio padre) di due anni e dall’amore della sua vita Catherine (Kay) che era incinta di 9 mesi di gemelli. Volando in alto sopra l’Italia (11 novembre 1944) e combattendo il nemico, che saprebbe che solo due giorni dopo la nascita dei suoi gemelli (figlio e figlia Jerry e Jill) e un giorno prima del suo 26° compleanno volerebbe la sua ultima missione. Non sentire mai la gioiosa notizia dei suoi nuovi bambini e sentire le parole che gli hanno cantato Buon Compleanno. Il suo aereo è stato abbattuto e caduto a terra vicino al Passo del Brennero una montagna attraverso le alpi che forma il confine tra un paese chiamato Castellano, Italia e Austria. Il piccolo villaggio tiene quasi ogni anno una cerimonia per i coraggiosi soldati americani che hanno combattuto il nemico sul loro villaggio e hanno coraggiosamente impedito agli aerei di precipitare contro la loro città e impedire al nemico di bombardarli. Ad agosto avrò il privilegio e l’onore di fare il pellegrinaggio di ritorno a Castellano, Italia con mia zia Jill (l’ultimo bambino sopravvissuto di mio nonno) per vedere dove mio nonno ha perso la vita durante la seconda guerra mondiale. Mio padre Jack è riuscito a fare questo viaggio un anno prima che morisse. Sono così felice e grato che abbia avuto il ricordo di aver visto un pezzo di storia che suo padre coraggiosamente ha combattuto e pagato il prezzo ultimo. Quando penso alla parola nonno, penso vecchio e saggio…. non 25 anni….. Mio nonno era più giovane di mio figlio maggiore Pierce, e penso veramente a Pierce come il mio bambino ancora, non potrei nemmeno immaginare lui si è sposato, con tre bambini suoi e che lanciano bombe in Europa!

Volevo solo condividere questa storia, che mi è tornata in mente e raccontata da quando ero abbastanza grande per camminare. I viaggi mensili al cimitero di Pinelawn a Long Island sono sempre stati fatti, e mio padre ha sempre ricordato la storia che ho condiviso con te e si è assicurato che io e mio fratello Kevin sapessimo sempre il sacrificio e l’amore per il suo paese che aveva il suo papà. Anche mio padre ha seguito le orme del suo papà ed è entrato nell’Air Force. Mia nonna non si è mai risposata, e ha dedicato la sua vita a crescere i suoi tre figli ed essere una nonna amorevole, gentile e dedicata a tutti i suoi nipoti. Nessuno sarebbe mai riuscito a prendere il posto di suo marito John Cocker Seddon!

Quindi prima di andare in spiaggia, o quel barbecue ricordiamoci tutti quelli di tutto il ritorno alla guerra civile (quando si chiamava Decoration Day) e facciamo pausa con il ringraziamento per il loro servizio, l’amore per il loro paese e il sacrificio definitivo….. le loro vite.

Catherine vedova Seddon con i 3 figli Jerry, Jill e Jack

Scritto di Gina Pizzini


CASTEL GRANO

CastelGrano 21 luglio 2024

Tradizioni passate, mestieri di un tempo, usanze tramandate per secoli che oggi rappresentano un bagaglio culturale di inestimabile valore. Tutto questo si è potuto toccare con mano domenica 21 luglio a Castellano, durante la seconda edizione di «CastelGrano», una manifestazione dove grandi e piccini hanno potuto imparare l’antica arte del «serciar», ossia battere il grano per raccoglierlo e trasformarlo in farina.

L’evento ha suscitato grande partecipazione e curiosità, ed è stato organizzato dal Laboratorio di ricerca storica Don Zanolli della Pro Loco Castellano-Cei in collaborazione con il gruppo OrtiErti, giovani con la voglia di coltivare in modo ecosostenibile.

La manifestazione si è svolta nella piazza antistante il castello, un luogo simbolico e pittoresco che ha perfettamente incorniciato l’evento, anche grazie alla presenza dell’antica «macchina da bater», rimasta in funzione fino ai primi anni Sessanta del Novecento.

Il gruppo OrtiErti ha raccolto il frumento seminato in autunno sopra il paese di Castellano, preparato i covoni e, con l’antico metodo della battitura a mano, detto «serciar», ha offerto uno spettacolo per grandi e piccini nella piazza del Barc.

Per l’occasione è stata allestita una mostra di vecchi attrezzi agricoli con gigantografie di foto storiche e descrizioni varie.

Tra gli ospiti della manifestazione, Fabio Bianchini da Vigolo Vattaro, esperto coltivatore di frumento, il laboratorio di focaccine sperimentali col Forno Vagabondo e il mercatino di prodotti agricoli e vinicoli locali.


IL BACO DA SETA

Il baco da seta

Nella Vallagarina la gelsi-bachicoltura iniziò il suo ciclo nel XV secolo, presumibilmente per l’influsso della Repubblica di Venezia, e si protrasse fino al 1960 circa seguendo una ritualità che si modificò assai poco nel corso dei secoli; anche i feudi di Castelnuovo e di Castellano furono interessati a questa nuova attività tanto che nel 1625 l’Arcivescovo Paride Lodron promosse l’insediamento a Nogaredo di un filatoio per la seta. Tutto aveva inizio a primavera inoltrata, al risveglio della natura, con i gelsi (i moreri) che germogliavano e cominciavano a produrre il fogliame con cui i bachi sarebbero stati nutriti.

Verso la fine di aprile, quando il tiepido vento primaverile frusciava tra le foglie delle piante, i contadini provvedevano all’acquisto presso le ditte bacologiche del seme che veniva incubato di giorno in un letto o in un ambiente riscaldato e di notte dal calore umano. Le uova dischiuse venivano ricoperte con garza a maglia larga o apposita carta forata e all’apparire delle prime nascite si riportavano piccole quantità di foglie di gelso trinciate finemente. Per i contadini quel periodo di lavoro era intenso: infatti, da un’oncia di seme (circa 30 grammi) si potevano ottenere fino ad 80 Kg di bozzoli con un consumo da 800 a 1200 Kg di foglia e con uno spazio impiegato che raggiungeva gli 80 metri quadrati.

Le cinque età di crescita del baco erano intervallate da quattro mute della durata di circa un giorno durante il quale l’insetto perdeva la propria cuticola; anche queste fasi erano per me fonte di stupore nell’osservare come la natura scandisse con precisione e meticolosità la crescita di ogni essere vivente. L’ultima età, la quinta, era poi un momento di estremo coinvolgimento perché si potevano vedere questi candidi animali ormai adulti mangiare incessantemente con un rosicchio quasi musicale e persistente e con una furiosa cadenza che impegnava il contadino a fornire foglia intera a ritmo continuo per circa quattro giorni.

Il ciclo si chiudeva nel momento in cui i bachi erano pronti per “salire il bosco” ossia per arrampicarsi su rami secchi appositamente collocati per consentir loro di dare inizio alla produzione dei bozzoli (le galete).


IL PINO STROBO

IL PINO STROBO

(Pinus strobus)

La Storia del Pino Strobo a Dajano

Ricevuto in dono da un giardiniere di Schönbrunn e trasportato poi in “veloce” da Vienna sulle ginocchia del Conte Francesco Lorenzo Federico Marzani (1766-1835), il Pino Strobo fu piantato a Dajano ai primi dell’800 nel cosiddetto Giardino dell’Impero, destinato esclusivamente a piante molto particolari.

Originario dell’America del Nord, questo albero monumentale ha una circonferenza di oltre 4 metri e si ritiene che abbia all’incirca 225 anni, (conferma del Museo Civico di Rovereto).

 

 

 

Lo “Strobetto”: La Progenie del Pino Strobo di Dajano

Quello che vedete oggi qui è un esemplare derivante dall’albero originale piantato a Dajano, affettuosamente chiamato “Strobetto“. Questo giovane pino rappresenta non solo un legame vivente con il passato, ma anche un simbolo di continuità della passione per la natura che caratterizzò il conte Marzani.

 

giugno 2024