La chiesa di S. Martino (Trasiel)
La chiesa di S. Martino di cui abbiamo fatta menzioni fin dal principio di queste memorie ha annessa un’abitazione che anticamente avrà servito di canonica, e più tardo servi da romitaggio. Io no so dire quando i romiti abbiano cominciato ad abitarla, so però certo che nell’anno 1644 v’era quale eremita certo Bortolo Graziadei di Pedersano, e posso dirlo con precisione perché ai 13 di aprile di quell’anno entrò in questa Confraternita del Santissimo Sacramento trovando registrata col titolo di Padre Bortolo Graziadei.
Bisogna che questi eremiti colla loro condotta di vita sapessero guadagnarsi la stima del pubblico, poiché trovo che le stesse Comunità si sono prestate a loro vantaggio, come si può dedurlo dal seguente Documento.
Nel nome di Dio 24 ottobre 1697 in Pomarolo.
Qui personalmente presenti li Magnifici Deputati del Comun Comunale cioè Gio Batta Fontana, Cristoforo Molinari, e me Lorenzo Caracristi volendo dare esecuzione al decreto seguito in Regola generale sotto li 25 agosto anno presente, col quale fu stabilito, e decretato con pieni voti di tutti li Massari delle ville esteriori, giurati, e deputati di Pomarolo dover assegnare coll’aggregare al Romitorio di S. Martino il Dosso che cinge l’andetto Romitorio, parte arativo, parte zappativo, boschivo, e cengivo col quale possi l’Eremita che è, e sarà di tempo in tempo con maggior comodità sostentarsi, e mantenersi e particolarmente per aver legni a suoi bisogni, atteso che sono stati distrutti gli altri boschi, e perciò hanno voluto abbracciare detto Eremita presente, e successori con donargli il presente Dosso, al quale confina verso al Prà del Rover il Cronello vicino alla stradella del Coelatto, ove nel medesimo vi è affissa una croce grande e due piccole, e da ivi discendendo per la detta stradella fino alla strada, che porta al suddetto Eremitorio, andando a dirittura esclusi li casali al principio dei quali si vede una croce nel crozo grande, e andando da detta croce a dirittura fino al detto Crozo seguendo sino alla Fratta del Sabiom posseduto da Bartolomè Cavaler, in cima alla medesima vi è un’altra croce affissa nel cengio nativo poco alta da terra, e da quella andando drio la Fratta di Simone Cavaler in cima della quale si vede un’altra croce a pié del cengio nativo, e da ivi drio il sentiero che porta al Cronello antedetto del prà del Rovro vicino al Coelat fra li quali confini resterà come resta a detto Eremitorio, di qual nazione e aggregazione ha qui il presente Reverendo Eremita Fra Carlo Camelli accettato per se, e successori suoi. Rinunziando li detti Deputati al dire non aver fatta la presente donazione, e di non aver fatta personalmente l’antedetta assegnazione, e terminazione come nel presente di ordine anco di tutti gli intervenuti Massari del Comun Comunale ante citato dando e concedendo all’antedetto Reverendo Padre Eremita di andare al corporale ed attuale possesso in forma e promettendo detti Deputati di non contraffare, né contravvenire alla presente donazione; ma quella resti sempre ferma, nuta, e gruta senza alcuna contradizione, obbligando li beni presenti, e venturi … …
Intanto il povero Eremita mercé la largizione della Comunità presso cui dai titoli, che gli vengono attribuiti, si può vedere in quale stima fosse tenuto, aveva con che provvedere ai propri bisogni, e avrà benedetto alla loro generosità con sensi di gratitudine.
Probabilmente fu a lui successore Giacomo Baldessari, il quale ricercato li 22 agosto 1717 nell’età d’anni 76 ebbe a certificare, che la comunità di Castellano dopo il giorno di S. Lorenzo era stata a pascolare coi propri bestiami nei prati di Dajan e Marcojan, disposto a comprovarlo col suo giuramento.
La sua grave età ci fa conoscere che dopo di lui ci deve essere stato qualche altro, che occupasse quel posto pria che fosse investito il nostro Eremita di Castellano Lorenzo Pizzini. Egli era nativo di questo paese, ebbe i suoi natali lì 21 agosto 1718 da Gio Batta e Caterina. In qual anno si fosse ritirato a S. Martino nol so, so d’aver parlato con chi si ricordava con quanto studio teneva coltivati quei suoi campicelli, ricordo d’aver sentito a Pedersano che egli si portava colà ogni seconda domenica del mese, e in qualità di crociferario assistesse alla Processione del Santissimo Sacramento, siccome quella sua Chiesa era sotto la Cura di Pedersano, e so finalmente, che gravemente ammalatosi nel remitaggio fu di là trasportato a Castellano, dove trovo registrata la sua morte avvenuta lì 19 Aprile dell’anno 1779 qualificandolo qual Eremita di S. Martino, che fu questi che compié la serie dei Eremiti.
La comunità di Pedersano ai 3 Maggio 1789 cesse a titolo di livello infrancabile questo Dosso di S. Martino a Domenico qm. Antonio Sguaizer di Pedersano a condizione, che debba far celebrare la Messa il secondo giorno delle Rogazioni con Troni 4½ coll’obbligo di restaurare e mantenere la Chiesa e il Romitorio senza demolire cosa alcuna di vecchio, ne dar ricovero a cacciatori, e inoltre soddisfacendo a due livelli, l’uno verso il Palazzo di Nogaredo, l’altro verso la Chiesa di S. Lazzaro de Pedersano impostanti annui Troni 5 ½nell’anno 1816 anno di carestia la famiglia Sguaizer –Jaccom- lo cesse a Don Giuseppe Costa già possessore del Maso al Prà dall’Albi cogli stessi gravami, colla misera ricompensa d’una soma di giallo, Dal di lui eredi questo livello fu reluito contro il pagamento di Fiorini 24 “26¼ VVMC il 1° Settembre 1851.
La famiglia dei Costa di Piazzo, che attualmente possiede S. Martino dovrebbe considerare, se ha potuto avere a si scarso prezzo quel Dosso, di cui prima erano investiti gli Eremiti, le incombe il sacro santo dovere di mantenere in buon stato la Chiesa, il Romitorio, obbligo che apparisce chiaro e patente dal documento, e che l’esporta al sicuro pericolo d’imminente rovina non solamente appalesa la propria taccagneria, ma mostra ancora la sua ignoranza, mentre questa è forse la chiesa più antica di tutta la valle, e quindi forniti di mezzi e senza eredi dovrebbero fare per amor della storia quello che le la giustizia prescrive, e comanda. Mi reca poi meraviglia come il Comune di Pedersano, che è fornito dei documenti opportuni lasci neghittoso trascorrere il tempo, senza valersi dei suoi giusti diritti per costringer quella facoltosa famiglia a pronto adempimento del proprio dovere (in parte Costa) riassunzione del fondo (da parte del Comune) per impedirne la minacciante rovina, il che sarebbe per lui più utile, e decoroso.
Ai 13 agosto la Comunità mandò un Massaro a S. Martino ad avvertirne l’Eremita, che il giorno seguente i Castellani sarebbero colà giunti colla processione per implorare dal cielo la pioggia a motivo della siccità, il quale avviso avrà voluto importare, che debba esservi presente l’Eremita, ma che debba convenientemente apparecchiare la Chiesa.
Ai 24 Gennaio 1694 la Chiesa fece consacrare l’Altar maggiore onde s’incontrò una spesa per il pranzo al Sig. Conte Arciprete, ed altri Reverendi Sacerdoti, e con essi fu pure banchettato l’Eremita.
Aggiungo il documento dei 22 Agosto 1717 redato in Villa dal pubblico Notajo Adamo Alberto Madernini relativamente alla testimonianza fatta da Giacomo Baldessari Eremita di S. Martino.
Qui personalmente costituito Giacomo Baldessari di Pedersano Eremita di S.to Martino dell’età d’anni 76 circa attesta e fa sincera indubitata fede qualmente gli uomini della Comunità di Castellano da trenta anni in qua principiando al giorno di S. Lorenzo sieno sempre andati con loro animali a pascolare nelli prati di Dajan, e Marcojan, e ciò per avere veduto con propri occhi essendo stato affittalino per anni 12 di detti luoghi di Dajan, e Marcojan.
Item attesta siccome avanti d’anni 30 abbi inteso dire da altri che detta Comunità di Castellano abbi la ragione di poter andare a pascolar in detti prati ed effettivamente aver la medesima Comunità adoperata detta ragione ed esser andati gli uomini di detta Comunità ogni anno a pascolare e principiando sempre il giorno di S. Lorenzo.
E che per esser la pura verità l’ha conprovato col suo giuramento quod prestitis tactis … offerendosi comprovarlo avanti chiunque Giudice e Magistrato
Note a Margine.
Nella solennità di S. Lorenzo 1742 l’eremita è stato invitato a pranzo in casa Pederzini, ma la memoria non fa menzione del di lui nome
- N. N. Eremita di S. Martino. Fu qui testimonio ad un matrimonio 25 Giugno 1636. Registri di Castellano.
- Bortolo Graziadei Eremita entrò in questa Confraternita 3 Aprile 1644 morì nel 1657. Dal Registro di Villa.
- Bortolomeo Cavalieri di Pedersano Eremita morì d’anni 80 dopo molti anni di vita eremitica nel 1684. Registro di Villa.
- Simone Ferrettino di Gardumo Eremita morì a Pedersano 20 Marzo 1693. Dal Registro di Villa.
- Carlo Camelli Eremita investito del Dosso 1697, 22 Ottobre.
- Illarione Sparamani Eremita. Testimonio al Documento Grandi nel 1711.
- Giacomo Baldessarelli Eremita da una testimonianza che tengo del 1717. Fu avvertito da questo Massaro 13 Agosto 1719 della processione per la siccità.
- Matteo Lorandi Eremita. Dai Documenti di investitura.
- Andrea Zandonai Eremita. Dai Documenti di investitura. 1742 invitato a pranzo in casa Pederzini da S. Lorenzo.
- Antonio Agostini di Pedersano Eremita. Dai Documenti di investitura. 1745 gli 11 Febbraio. Ex decreto Curia.
- Lorenzo Pizzini di Castellano divenne Eremita dal 12 Maggio 1758, morì a Castellano 19 Aprile 1779 ultimo degli Eremiti.
ARTICOLO COMPLETO SUL GIORNALINO EL PAES DE CASTELAM N°12 – (pag. 6)
link: https://donzanolli.it/wp-content/uploads/2024/08/El-paes-12.pdf
Anche a Castellano, benchè appartenente al Comune catastale di Pedersano, siamo particolarmente affezionati a San Martim sia per la vicinanza del luogo che consentiva anche in un recente passato lo svolgimento delle Rogazioni, sia per il profondo senso di pace che la località espande, sia perché anche un eremita di Castellano, e precisamente l’ultimo, vi dimorò nel 1700. Il testo immagina le emozioni e le suggestioni che il visitatore avverte quando transita presso la rustica chiesetta avvolta dalla vegetazione di pini, faggi, frassini… e che domina, nel silenzio, la sottostante valle…; è quasi un monito ad alzare lo sguardo al di sopra delle nostre umane miserie… per cercare …conforto in Dio!
